Bimbi
Cicalina:
- mamma, so cosa regalarti per il tuo compleanno!!! -
Io: – davvero? cosa? -
Cicalina: – sai tenere un segreto? -
Pane e Vino:
Ogni volta che beve dalla sua tazzina anti-goccia, poi la scaraventa in terra. Ogni volta la raccolgo, la pulisco e, indicando di no con il dito indice, gli dico che no, non si fa cosi’.
Cosi’ adesso beve, la scaraventa per terra, sorride, alza il dito e fa “no, no”.
Family yoga
- Pensate ad un luogo che vi faccia stare bene – dice l’istruttrice di yoga a fine lezione; le luci sono basse, una musica vagamente orientaleggiante in sottofondo dovrebbe invitare gli adepti al rilassamento – Pensatevi in quel luogo, sentite il benessere che vi infonde, guardatevi intorno – la cosa e’ andata avanti per circa 10 minuti. A “yoga per famiglie” ci sono andata con cicalina, 5 anni.
In macchina mi chiede a dove ho pensato io; al che mi sento autorizzata a girarle la stessa domanda:
- Disneyworld – risponde.
“Everything is illuminated in the light of the past. It is always along the side of us, on the inside, looking out.”
Ho visto il film, un piccolo film che senza far rumore riesce a dar coraggio, mentre leggevo “Viaggi e altri viaggi” di Tabucchi. Che dice cosi’: “Un luogo non e’ mai solo ‘quel’ luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati”.
Ed ho trovato nelle due frasi una sorprendente vicinanza.
Mamma, c’e’ odore di pioggia.
Cicalina fa quattro anni. E guarda con occhi spalancati, ascolta non vista, e annusa. Invece di un bacio, mi schiaccia il nasino sul dorso della mano, e quando rido e le chiedo – cha fai, bimba pulce? – lei risponde: – just smelling you-.
La porto alla scuola nuova, dove comincera’ ad andare tra poche settimane. Ha lo sguardo serio, e’ silenziosa. Quando le chiedo cosa ne pensa: – It smells like scary…- risponde.
Bimba, bimba pulce.
Le tre domande

E’ un libro per bambini, che ho letto oggi a cicalina. Finisce cosi’ (liberamente tradotto):
“Ricorda che c’e’ un solo tempo importante, e quel tempo e’ ora. La persona piu’ importante e’ quella con cui sei. E la cosa piu’ importante da fare e’ il bene per chi ti sta a fianco. Queste, mio caro ragazzo, sono le risposte a quanto di piu’ importante c’e’ al mondo. Ecco perche’ siamo qui”.
T.
Vecchio giovane con mani grandi e troppa luce negli occhi.
Incrocio i tuoi occhi incontrandoti e ne leggo il sorriso. Abbasso i miei, chissa’ cosa ci vedresti tu. Ora sai che a volte, quando distratta da un pensiero, un’ombra, o una risata non mi accorgo del tuo arrivo e mi ritrovo d’improvviso i tuoi occhi a frugarmi dentro, inchiodo il mio sguardo nel tuo.
Leggici dentro, non mi nascondo. Cosa cambia, alla fine? Passo oltre senza salutarti e il tuo sguardo continua a scaldarmi, mentre mi allontano al fianco del nostro jocker privato che ride.
Una canzonetta per te: “The next step you’ll take” – Club 8
we’ll look out for you
thirty two
it’s not so young here
the things you would say
the things you would do
it never really shows
you go slowly
you go sideways
and no-one really waits
speak softly
and quietly
in everything you say
I’m not the one who waits
for the next step you will take
are you hoping to grow
or just grow cold
and let troubles go
the life you built up
at twenty two
is it what you still want to do?
you go slowly
you go sideways
and no-one really waits
speak softly
and quietly
in everything you say
i’m not the one who waits
for the next step you will take
surely time will come to an end soon
but it’s still on your side
and everything must come to an end here
but you can still leave gracefully
Grazie, al dio della parola scritta o narrata
“The unexamined life is not worth living.” —Socrates
(dal sito del film: http://www.zeitgeistfilms.com/examinedlife/ )
una lavagna ed un pezzo di gesso
Ha avuto una splendida idea. Io pensavo di riempire il vuoto di quel muro, in cucina, con un quadro, una foto gigante di un paesaggio di colline, vigne e cipressi. Ma lui ha avuto un’idea migliore. Una lavagna, una grande lavagna come quelle di scuola, con il bordo inferiore generoso ed accogliente per i gessi e la polvere del ripensamento. L’abbiamo comprata ad un ingrosso di forniture scolastiche.
Una volta a casa, ha aspettato con pazienza per un paio di settimane, appoggiata ad un muro nell’ingresso, il tempo e la voglia di chi doveva appenderla. Ma Cicalina non ha aspettato, e avendola li’ a portata di mano, ad altezza di bimba, ha dipinto un quadro realistico di quel che saranno gli anni a venire: scarabocchi, gessi colorati e manine appiccicose.
Una lavagna e’, per me, paesaggio mutevole, generoso, che mi presenta ogni giorno cio’ che voglio leggere e cullare nel cuore finche’ l’uso e l’abuso, o un diverso stato d’animo, lo privino di significato. Si presta a cambiamenti d’animo e d’umore, e mi ricorda ogni giorno, quando mi alzo (messa com’e’ li’ sopra alla macchina del caffe’) che sta a me riempire il grigio.
Oggi, dice cosi’:
“So with the lamps all put out,
the moon sunk,
and a thin rain drumming on the roof
a downpouring of immense darkness began.”
Virginia Woolf
Cosi’
con le lampade spente,
la luna affondata,
ed il tambureggiare di una pioggia sottile sul tetto
inizio’ un diluvio di oscurita’ immensa.
.
Le ragazze al crepuscolo scendono in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l’acqua remota.
Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’e’ nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
a si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai corpi che passano. Il bosco
e’ un rifugio tranquillo, nel sole calante,
piu’ che il greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.
Stanno tutte accosciate, serrando il lenzuolo
alle gambe, e contemplano il mare disteso
come un prato al crepuscolo. Oserebbe qualcuna
ora stendersi nuda in un prato? Dal mare
balzerebbero le alghe, che sfiorano i piedi,
a ghermire e ravvolgere il corpo tremante.
Ci son gli occhi nel mare, che traspaiono a volte.
Quell’ignota straniera, che nuotava di notte
sola e nuda, nel buio quando muta la luna,
e’ scomparsa una notte e non torna mai piu’.
Era grande e doveva esser bianca abbagliante
perche’ gli occhi, dal fondo del mare, giungessero a lei.
Cesare Pavese, 15 agosto 1935
Lascia un commento



