L.

La donna aveva capelli azzurrini e piccole mani in cui un velo di pelle trasparente copriva una rete di vene forti. Aveva un che di fragilita’ solo apparente, ma mentre si sedeva rigidamente in quel divano scomodo di un altrui salotto, gli occhi rimanevano vivaci ed attenti. Occhi che non si sorprendono facilmente.

Per me lei non c’e’ piu’, adesso, ed io per lei. Ho scelto la mia strada, e lei la sua. Se avesse voglia, o motivo forse, di parlarne, direbbe “suvvia, non c’e’ bisogno di far tante storie. Ognuno e’ padrone della sua vita”.

Ma i ricordi sono reali come queste mie dita che battono sui tasti. Ci rendono entrambe vere, a prova della nostra vita insieme. Mi ricordo le sue dita accarezzarmi i capelli a lungo, fino a quando mi addormentavo, nel suo grande letto dalle lenzuola di lino. La pendola batteva il ritmo di quelle notti silenziose ed interminabili, e la civetta lanciava il suo richiamo in lontananza. E mi ricordo di come, di nascosto a mio padre, mi faceva assaggiare l’ultima goccia nel suo bicchiere di whisky. E mi parlava di uomini: adoranti alcuni, spudorati altri. L’amore per suo marito non le impediva di sentirsi fiera del modo in cui altri uomini la guardavano.

Anche quando ero una bambina, mia nonna era, prima di tutto, una donna.

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